Cantrina - Parrocchia di Bedizzole

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Cantrina

le Chiese di Bedizzole
Cantrina

Chiesa del Nome di Maria

La frazione di Cantrina, posta all'estremo margine nordoccidentale del territorio comunale, custodisce al centro del suo piccolo abitato
"formato da vecchie e ampie case con cortili, pozzi, porticati e orti" (E. Spada, Bedizzole. Antichità romane e nuovo studio storico, Brescia 1979, p.224), la chiesa dedicata al Nome di Maria e ai Santi Giovanni Nepomuceno e Eurosia, eretta nel 1728.
L'edificio (fig. 1) presenta una semplice facciata a spioventi, con portale in marmo bianco architravato, concluso da una cornice aggettata,
sormontata a sua volta da due agili volute. L'aula, con volta a botte, immette nel presbiterio quadrangolare, in cui è collocato l'unico
altare.
Il motivo che portò alla costruzione del piccolo edificio è analogo a quello di altre chiese bedizzolesi ed è enucleato nella richiesta di
edificazione, inoltrata dall'Arciprete Lelio Emigli al Vicario Generale Leandro Chizzola: "ritrovandosi la Contrada di Cantrina distante circa lo spazio di un miglio dalla Chiesa Parochiale, come da qualunque altra e rendendosi nei tempi piovosi ed invernali quelle strade impraticabili per le molte acque, che qui scorrono, per le quali cose molte persone vengono impedite dall'ascoltare la Santa Messa anche nelli giorni festivi; sono perciò venuti in deliberazione li abitanti di detta contrada di fabbricare un piccolo oratorio per loro comodo, in cui possono con maggiore facilità e frequenza udire la Santa Messa e porgere le loro preci all'Altissimo" (Archivio Vescovile di Brescia, faldone Progetto Chiese Bedizzole, fascicolo Cantrina, ringrazio per la segnalazione del documento Monsignor Masetti Zannini). L'Emigli rassicura che l'oratorio sarebbe stato sottoposto alla giurisdizione parrocchiale e in esso non si sarebbe svolta alcuna funzione, ne amministrati i sacramenti o fatte confessioni senza sua "speziale licenza e senza que' modi e condizioni che saranno prescritti dalla Curia Episcopale di Brescia".
Alla parete di fondo della chiesa è addossato un altare con mensa in muratura e tabernacolo a colonne tortili, sormontata da un'ancona
lignea (fig. 2), nota nel bresciano con il termine di origine veneta "soasa", di fattura ancora seicentesca costituita da colonne doriche con fusto scannellato, che reggono un frontone ad arco spezzato: non è escludibile che il manufatto sia stato assemblato con elementi di  reimpiego, precedenti alla costruzione dell'edificio. La soasa incornicia una pala raffigurante la Beata Vergine e il Bambino fra i Santi Giovanni Nepomuceno ed Eurosia (figg. 3-4), ascrivibile alla mano di Angelo Paglia (Brescia 1681-1763) e realizzata fra terzo e quarto decennio del Settecento per volontà di un reverendo, di cui si legge solo il nome nel cartiglio dello stemma posto sulla destra della tela: "Ex devotione Reverendi Venantii" (fig. 5). Fino agli anni Ottanta del secolo scorso le teste delle quattro figure erano impreziosite da corone in lamina d'argento lavorata a sbalzo, probabilmente applicate nel corso dell'Ottocento e successivamente asportate. La Madonna è affiancata da due santi martiri di origine boema, Giovanni Nepomuceno ed Eurosia.
Il primo, di famiglia poverissima, nacque a Pomuk in Boemia nel Trecento. Divenuto sacerdote nel 1380, si dedicò allo studio del diritto canonico prima a Praga e poi a Padova e nove anni dopo divenne vicario generale dell'Arcivescovo di Praga, Jenstein, ed elemosiniere alla corte del rè Venceslao IV, sovrano di Boemia. Scoppiata nel 1393 la lotta tra l'Arcivescovo ed il rè Venceslao, che ne voleva limitare i poteri vescovili, l'ira del rè ricadde sul vicario generale, per avere questi, forte della sua scienza canonica, difeso vigorosamente la libertà della Chiesa e del suo Arcivescovo. Arrestato, dopo misteriosi interrogatori e torture, Giovanni fu gettato nottetempo dal ponte Carlo di Praga nella Moldava e fatto annegare. Nel 1721 la Chiesa ne riconosceva il culto e nel marzo del 1729 Benedetto XIII lo dichiarava santo,
consacrando la tradizione del suo martirio per il sigillo sacramentale.
Eurosia, nata nel IX secolo da nobile famiglia e presto rimasta orfana, fu promessa in sposa al figlio del rè di Aragona e di Navarra Fortunio Jimenez, ma, durante il suo viaggio verso la regione spagnola, il capo dei Mori Aben Lupo tese un agguato a lei e al seguito, cercando di costringere la giovane a rinnegare la fede cristiana e a rinunciare alla mano del principe; di fronte al fermo rifiuto della giovane il musulmano la massacrò barbaramente, tagliandole mani e piedi.
Il culto dei due santi, in particolare quello di Eurosia, doveva essere particolarmente sentito nella piccola contrada bedizzolese, in quanto Eurosia è comunemente invocata contro le tempeste e la grandine, fatali per le coltivazioni di viti che ancora oggi sono numerose; mentre
Giovanni Nepomuceno è il santo protettore dalle inondazioni, che a Cantrina non dovevano essere infrequenti, considerata la sua collocazione vicino l'argine del fiume Chiese, tanto che alcuni ne fanno derivare il nome da Cantherius, termine indicante la passerella di legno per l'attraversamento di un corso d'acqua.

                                              Testi e immagini di Riccardo Bartoletti






 
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