Macesina - Parrocchia di Bedizzole

Vai ai contenuti

Menu principale:

Macesina

le Chiese di Bedizzole
Macesina

Chiesa della Presentazione di Maria

La piccola contrada di Macesina, ultima frazione a nord di Bedizzole, posta sulla strada per Carzago, custodisce all'interno di uno sparuto drappello di edifìci la chiesa dedicata alla Presentazione di Maria e a Sant'Ambrogio. L'edificio, risalente al XV secolo e restaurato nel 1845, come attesta un'iscrizione in controfacciata, venne probabilmente costruito per volontà del ricco banchiere di Salò Ambrogio Avogadro (di qui si spiegherebbe l'intitolazione al santo milanese) o dei suoi discendenti. Architettonicamente (fìg. 1), presenta un semplice prospetto esterno con portale architravato in pietra di Botticino sormontato da timpano e affiancato da  due basse luci di forma rettangolare, mentre al centro del registro superiore è collocato un ampio finestrone. L'interno, ad aula unica, è concluso nella parte superiore da una volta a botte, ritmata da  convessità architettoniche, progettate per raccordare la copertura con le finestrelle delle pareti laterali. Le  medesime pareti presentano eleganti lesene sormontate da capitelli compositi in stucco che scandiscono idealmente lo spazio dell'aula.
L'abside, di forma quadrangolare, ospita sulla parete di fondo un pregevole altare marmoreo ascrivibile al terzo decennio del Settecento, in origine ubicato nella cappella della Madonna del Rosario nella Parrocchiale di Santo Stefano e qui trasportato nel 1742. La specchiatura del paliotto (fìg. 2), eseguita a marmi commessi, raffigura la Madonna con il Bambino. La mensa accoglie un tabernacolo a forma di tempietto con piccolo cupolino, su cui è innestato un crocifisso ligneo di forme tardoquattrocentesche. La sovrastante ancona incornicia una nicchia  in cui è inserito un brano freschivo di inizio Cinquecento, raffigurante la Madonna in trono con il Bambino. La struttura dell'altare è infine conclusa da un timpano spezzato con cimasa centrale.
Le numerose opere artistiche di questo edificio sono testimonianza di una devozione particolarmente sentita e costante nei secoli da parte delle famiglie di Macesina: già nel 1580 il convisistatore di San Carlo lodò il signore Gabriele Cominelli, facoltoso personaggio di Macesina per un recente restauro architettonico eseguito a sue spese; successivamente nell'aprile del 1672 si arricchì l'edificio di un'importante opera pittorica proveniente da una vicina cappella campestre, la Vergine con i Santi Ambrogio e Rocco (fìg. 3) eseguita nel 1582 dall'orceano Grazio Cessali (Orzinuovi 1563- Brescia 1629), come recita l'iscrizione in basso a destra, GRATIUS DE COSSALIBUS URCEAN FATIEBAT MDLXXXII. La tela, ritagliata nella parte inferiore a seguito di un incauto restauro, denota già alcune delle principali caratteristiche della pittura cossaliana, come l'attenzione per la luce che sì riflette violenta sulle teste dei personaggi, e per l'architettura, evidente nella fuga prospettica delle colonne, che fungono da ideale quinta alla scena in primo piano. Da un'osservazione ravvicinata dell'opera emerge inoltre il diligente studio dei particolari, che induce il pittore a non tralasciare di trascrivere sulle pagine aperte del libro di Ambrogio, un passo tratto probabilmente dall'Hexameron.
Sulla parete di controfacciata sono invece collocate due tele secentesche inserite entro cornici in stucco dorato, decorate con motivo a treccia in rilievo: l'una raffigura San Francesco riceve le stimmate, l'altra il Martirio di Santo Stefano (fìg. 4).
Entrambe le opere, eseguite per volontà testamentaria di un certo Grazio Cominelli entro il secondo decennio del Seicento,  sono da  ascriversi  alla  mano del  medesimo artista,  aggiornato ai  modi  del  Manierismo bresciano e verosimilmente identificabile, a parere dello scrivente, con Antonio Gandino (Brescia 1560-1630), autore dei Quindici Misteri del Rosario conservati nella omonima cappella della Parrocchiale di Bedizzole. In particolare nella scena del Martirio, l'artista si sofferma con accentuato realismo pittorico sulla crudele e inaudita violenza dei tre aguzzini, uno dei quali, mentre sta per scagliare la pietra sul diacono, lo immobilizza stringendogli la gola con un laccio.
Alle pareti laterali dell'aula si trovano infine due tele ovali, cronologicamente inquadrabili nel quarto decennio del Settecento, raffiguranti la Vergine con il Bambino e Sant'Antonio da Padova (fìg. 5) e l'Immacolata Concezione, a cui fanno da ideale pendant II sogno di San Giuseppe (fìg. 6) e San Michele Arcangelo e l'Angelo custode nel vano presbiteriale, di medesima forma e inserite all'interno di identiche cornici, decorate nella parte superiore da un motivo a ghirlanda di frutta.                                               Testi e immagini di Riccardo Bartoletti








 
Torna ai contenuti | Torna al menu