Monteroseo - Parrocchia di Bedizzole

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Monteroseo

le Chiese di Bedizzole
Monteroseo

Chiesa di San Pietro

Nel territorio di Monteroseo, contrada che delimita a sud-est il Comune di Bedizzole, sorsero due chiese dedicate a San Pietro Apostolo: l'una è di epoca medievale, già menzionata nel 1365 nel più antico documento dell'Archivio Comunale e nuovamente ricordata nella relazione dell'arciprete Emigli al cardinale Molin per la visita pastorale del 1756, in cui si sottolinea l'obbligo da parte della famiglia Randini, originaria di Barghe, di farvi celebrare due messe alla settimana; di essa però rimangono labili tracce dei muri perimetrali. La seconda, oggetto della presente scheda, venne costruita alla fine del Settecento su espressa richiesta di un membro della medesima famiglia Randini, Pietro, presso il suo "stabile di Monte Rosio" e mantenuta con una dote di cinque piò di terra nella tenuta chiamata il Poncarale. Alla costruzione diede il proprio consenso l'Arciprete Donati, riconoscendo che la distanza di due miglia circa di detta contrada dalla chiesa parrocchiale era disagevole specie nel periodo invernale.
L'oratorio di Monteroseo, di piccole dimensioni, presenta una semplice facciata con timpano triangolare e portale architravato in marmo bianco che immette in un'aula unica, spoglia di elementi decorativi; nel presbiterio è collocata una deperita tela ad olio raffigurante la Madonna con Bambino con i Santi Pietro, Maddalena e Giovannino (figg. 1, 2, 3). L'opera, eseguita fra primo e secondo decennio dell'Ottocento per volontà dello stesso Pietro Randini, è una copia della famosa Madonna di San Girolamo (fig. 4 immagine tratta da M. Fabianski, Correggio. Le mitologie d'amore, Silvano Editoriale 2000), realizzata nel terzo decennio del XVI secolo dal Correggio (Antonio Allegri 1489-1534) e ora conservata alla Galleria Nazionale di Parma. Nel dipinto correggesco la Vergine sorregge il Bambino a cui un angelo mostra la traduzione della Bibbia compiuta da San Girolamo, presente con il suo immancabile attributo, il leone, sulla sinistra della scena; la copia bedizzolese presenta invece una vistosa variazione iconografica rispetto all'originale: il San Girolamo è stato   debitamente 'trasformato' nel santo omonimo del committente con la semplice sostituzione delle chiavi al felino (fig. 5).
La Madonna di San Girolamo, nota anche come II Giorno, fu tra le opere del pittore parmigiano e in generale cinquecentesche, il soggetto maggiormente riprodotto dagli incisori, fin dal 1580, quando Agostino Carracci ne eseguì la prima traduzione e la sua fortuna continuò, pur con oscillazioni, fra Settecento e Ottocento, anzi è proprio in quest'ultimo secolo che la riproduzione del soggetto conosce un'impennata improvvisa, quando i dipinti del Correggio erano 'migrati' in quantità a Parigi e furono pubblicati in opere editoriali di ampia diffusione, come il catalogo illustrato del Museè Napoleon e Le più insigni pitture parmensi (1809).  A questo proposito si  pensi  che,  a  breve distanza dall'oratorio di Monteroseo,  precisamente nella  Parrocchiale di  Padenghe,  si  conserva  un'altra copia, di epoca settecentesca, del quadro  cinquecentesco, dove però l'iconografia  è fedele al soggetto  dipinto  dal Correggio. E' difficile identificare l'incisione che il Randini, mercante di sete con la passione per l'arte e attivista giacobino durante la rivoluzione bresciana del 1797, sottopose all'anonimo pittore del quadro bedizzolese, ma è suggestivo pensare che sia entrato in possesso di una stampa o di un catalogo d'arte, riproducenti il dipinto, durante il suo forzato soggiorno a Parigi, dove fuggì alla calata degli austro-russi. Non è da escludersi che il Randini abbia visto l'opera originale, rimasta a Parigi dal 1796 al 1815, e in seguito abbia appunto acquistato una sua riproduzione, che servì da modello per l'esecuzione del dipinto di Monteroseo.







 
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