Parrocchiale - Parrocchia di Bedizzole

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Parrocchiale

le Chiese di Bedizzole
Parrocchiale

Chiesa Parrocchiale di Santo Stefano

La Parrocchiale di Santo Stefano Martire di Bedizzole, iniziata nel 1721 e consacrata nel 1760, rappresenta al meglio il fervore costruttivo e decorativo in campo religioso che Interessò il territorio di questo Comune per tutto il Settecento. Alla sua progettazione e all'arredo interno concorsero artisti, già attivi per importanti committenze nella città di Brescia e provenienti dall'area lombardo-veneta. La costruzione dell'edificio, protrattasi per oltre trenta anni, richiese costosi e rischiosi investimenti finanziari, a cui concorsero con generose elargizioni il Comune e privati cittadini; persino l'arciprete Lelio Emigli, contribuì In prima persona. Impegnando propri beni personali e, come lui, altri ecclesiastici, che in quel tempo esercitavano il loro ministero nel paese. Lo sforzo collettivo si concretizzò in un'opera architettonica che, nella provincia bresciana, costituisce sicuramente un unicum sia per la ricchezza sia per il valore artistico del patrimonio pittorico e lapideo, che custodisce al suo interno.
La progettazione dell'edificio fu affidata ad Antonio Spazzi, che ideò un prospetto esterno, scandito da due ordini di lesene, che Inquadrano rispettivamente il portale in marmo di Botticino con timpano spezzato e fastigio centrale e una monofora dal profilo mistilineo. Peculiarità della facciata sono le nicchie ricavate nella cortina muraria e nel fastigio del portale che ospitano le statue di Sant'Antonio Abate e San Francesco di Paola nel registro inferiore, di Santo Stefano Martire, realizzato da Alessandro Calegari per la nicchia del portale, delle Sante Eurosia e Irene nel registro superiore.
L'interno, a sviluppo longitudinale, presenta un'aula unica, scandita in quattro campate, ciascuna delle quali presenta una volta ellittica e una cappella per lato con copertura a botte. La navata immette poi in un presbiterio quadrangolare, sul quale si innesta un'ampia e ariosa cupola.
Le pareti sono impreziosite da pregevoli stucchi parzialmente dorati, che si sviluppano anche sulle volte a fare da cornice alle tempere eseguite dal pittore Giuliano Volpi nel 1885,  raffiguranti episodi della Vita di Cristo e del santo titolare dell'edificio.
Ma il vero 'tesoro' della chiesa di Santo Stefano sono gli altari collocati nelle cappelle laterali e nel presbiterio, significativi esempi della scultura Rococò a Broscia. Essi risaltano per la complessità delle forme, per la varietà dei marmi e per le pale che incorniciano, alcune delle quali provengono dalla preesistente chiesa di Santo Stefano, demolita per fare posto  all'attuale.
Percorrendo l'edificio dal fianco sinistro dell'aula verso quello destro si incontra, dopo la cappella del Battistero con tela del poco noto Giuseppe Fali (1697-1772), raffigurante il Battesimo di Cristo, l'altare dedicato ai Santi Pietro, Ambrogio e Carlo Borromeo, commissionato da Don Bartolomeo Averoldi nel 1740 e costituito da una ricca varietà di  marmi. La mensa presenta un paliotto lavorato a commesso marmoreo con la raffigurazione di San Bartolomeo. La tecnica del commesso marmoreo consiste nella riproduzione di forme di vario genere, mediante la composizione di pietre, di colore e dimensioni diversi, su lastre marmoree solitamente nere; a Brescia il commesso venne Introdotto verso la fine del Seicento grazie alla bottega del fiorentino Francesco Corbarelli.
Sovrasta la mensa un'elegante ancona con inserzioni in verde antico, affiancata da colonne in breccia. Al centro, una cornice in giallo di Torri, conclusa in alto da un brioso motivo a volute contrapposte, inquadra la pala raffigurante la Madonna in gloria con il Bambino fra i Santi Pietro, Ambrosio e Carlo Borromeo, opera del veneziano Giambattista Pittoni (1687-1767),  ascrivibile al sesto decennio del Settecento.
La Confraternita della Dottrina Cristiana stipulò nel giugno del 1742 un contratto con Gaudenzio Bombastoni per la realizzazione dell'altare della terza cappella di sinistra. Un documento d'archivio pubblicato da Don Mario Trebeschi (1986) sottolinea la particolare qualità dei marmi che lo compongono: pietra di Botticino, rosso di Verona, verde di Genova, marmo di Carrara, giallo di Torri del Garda. L'ancona con cornice In giallo di Torri, inquadra la tela di Ludovico Gallina raffigurante La disputa di Gesù fra ; dottori de/ tempio.  Dell'opera ne parla ampiamente lo scultore Giovan Battista Carboni in una sua lettera inviata nel 1777 al bolognese Mario Gretti, affermando che, appena eseguita, venne esposta a Venezia in piazza San Marco, suscitando consensi e "applausi da ogni ceto di persone"; stando al Carboni il consenso fu così grande da suscitare il fanatismo nei confronti del pittore, costretto a camminare per strada con il volto coperto da un fazzoletto per evitare gli entusiasmi della folla.
Segue l'altare del Santissimo Sacramento con ancona affiancata da quattro colonne sorreggenti una cimasa a profilo mosso. Al centro custodisce la tela dell'Ultima Cena, di Grazio Cossali (Orzivecchi 1563- Brescia 1629), autore ugualmente della tela raffigurante la Madonna con Bambino e i Santi Ambroglo e Rocco nella chiesa di Macesina. L'opera della parrocchiale rivela, al pari della seconda, una diligente attenzione nella descrizione delle figure, delle architetture e degli oggetti che riempiono la scena. E' da ricordare che la tela è stata adattata alle dimensioni dell'altare, con l'aggiunta della volta dipinta a finti cassettoni che chiude la composizione nella parte superiore.
Al centro del presbiterio campeggia la struttura marmorea eseguita da Giovanni Ambrosio nel quinto decennio del Settecento; il paliotto della mensa ospita un bassorilievo in marmo di Carrara, raffigurante il Martirio di Santo Stefano, realizzato da Antonio Calegari (Brescia 1699-1775) nel 1740 e nel 1917 catalogato tra i monumenti nazionali della provincia per il suo pregio artistico.
La soasa, addossata alla parete di fondo, commissionata a Pietro Calegari nel 1784, ospita la maestosa pala del bresciano Giuseppe Pirovani con il Martirio di Santo Stefano. Il dipinto, pur nel complesso progetto compositivo, non fu esente da critiche come attesta don Stefano Fenaroli nel suo Dizionario degli artisti bresciani (1877).
Alla destra del presbiterio è collocato l'altare del Santissimo Rosario: Iniziato nel 1740, sostituì un più antico altare, smembrato, del quale alcune parti (la mensa, il paliotto e i gradini) vennero vendute alla chiesa di Macesina, dove tuttora si trovano ad arredo del presbiterio. Sul nuovo altare della Parrocchiale venne ricollocata la cinquecentesca statua della Madonna con Bambino, ospitata dal precedente, trafugata nel 1979 ed ora sostituita da una copia. A cornice della statua sono collocate le quindici tavolette raffiguranti i Misteri del Rosario, commissionate ad Antonio Gandino nel 1617 dall'Arciprete Giovanni Battista Bertera per la vecchia chiesa di Santo Stefano. Nelle nicchie aperte ai lati della cappella che accoglie
quest'opera marmorea sono collocate le statue in stucco di Santa Caterina e di San Domenico eseguite nel 1751 dallo scultore Giovan Battista Robustelli.
Segue l'altare della Confraternita del Suffragio. L'elegante architettura, di accentuato dinamismo, è costituita da un'ancona, affiancata dalle statue degli Arcangeli Michele e Raffaele, sulla quale si imposta un timpano spezzato con fastigio centrale a profilo mosso. L'altare inquadra la tela raffigurante la Madonna con Bambino, Sant'Antonio da Padova e le Anime Purganti, dalla cui pulitura è affiorato la firma del probabile autore, Francesco Maggioni, anche se attualmente si tende ad ascriverla al catalogo del veronese Giambettino Cignaroli (S. Guerrini 1998).
La terza cappella custodisce l'altare realizzato da Paolo Palazzi fra il settimo e l'ultimo decennio del Settecento e intitolato ai Santi Patroni Ermolao e Acacio, le cui spoglie, donate a Bedizzole nel 1676 dal Vescovo Marino Giorni, sono conservate al centro dell'ancona, nell'urna eseguita nel 1711 da un certo Abbondio Bertinali. Nel paliotto è eseguita a bassorilievo una delicata Annunciazione, stilisticamente affine alla scultura che Antonio Calegari realizzò per la mensa dell'altare maggiore.
La struttura marmorea ospita una pala più antica, proveniente dalla chiesa precedente, che raffigura la Madonna con Bambino e i Santi Gaetano Thiene e Nicola da Tolentino, opera attribuita ad Antonio Paglia (S. Guerrini, 1998).
Il  primo  altare  di  destra,  commissionato  nel   1728  a  Giovan    Antonio  Biasio,  presenta  un  paliotto  con  elegante  e  prezioso  motivo  a  racemi  vegetali  eseguito  a  commesso.  L'ancona  è affiancata da un fascio di colonne e lesene a capitelli compositi e regge un complesso fastigio con la figura di Dio Padre benedicente, realizzata a bassorilievo nella cartella centrale. La pala, raffigurante l'Immacolata Concezione, venne eseguita dal veronese Antonio Balestra nel 1734.
In conclusione, merita sicuramente una segnalazione a parte lo splendido Crocifisso ligneo, custodito  nella già ricordata  cappella del Battistero,  unica opera  documentata  in  tutto il territorio bresciano dello scultore Ludovico da Nozza, attivo a Bologna all'inizio del Cinquecento e, successivamente, a Ferrara dove realizzò alcune sculture per la cattedra episcopale del Duomo. Nel Crocifisso bedizzolese, commissionato al da Nozza dal Comune nel 1508 (E. Spada, 1978, p.138 e p.140), il dramma e la sofferenza del Cristo affiorano nella esasperata tensione dei muscoli e delle vene degli arti, nella disperata contrazione del ventre, delle mani e dei piedi; mentre si attenuano nel volto della figura, colto immediatamente dopo la morte e solcato da spigolosità e corrugamenti della fronte. L'artista sembra anticipare in quest'opera certe soluzioni stilistiche e fisionomiche che un più noto scultore bresciano, Maffeo Olivieri, collaudò nelle sue redazioni del Cristo Crocifisso.                                               Testi e immagini di Riccardo Bartoletti







 
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