San Rocco - Parrocchia di Bedizzole

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San Rocco

le Chiese di Bedizzole
Cantrina

Chiesa di San Rocco

La chiesa di San Rocco sorge su un'altura isolata, dalla quale, oltre al bellissimo panorama sull'abitato bedizzolese, si può scorgere in lontananza la maestosa mole del santuario di Masciaga.
L'edificio (fig.1), di costruzione tardoquattrocentesca o, secondo Paolo Guerrini, risalente al primo- secondo decennio del Cinquecento, è anticipato da un portico aperto su tre lati, di cui quello a destra immette nel cimitero costruito fra il 1810 e il 1820. La facciata presenta un semplice portale architravato, affiancato da due basse finestrelle rettangolari. L'interno, pur ampiamente restaurato, conserva ancora l'originaria impostazione architettonica quattrocentesca: l'aula unica, coperta da un soffitto a capriate lignee, immette in un presbiterio con volta a crociera, che si conclude in un catino absidale con volta ad ombrello. La chiesa venne eretta per voto del Comune contro le frequenti pestilenze che in quell'epoca flagellavano il territorio, su un luogo probabilmente allestito a lazzaretto per gli appestati, isolato dall'abitato per evitare contagi. Nel territorio di Bedizzole è documentata la presenza di altri due lazzaretti, entrambi sorti entro il XV secolo. In occasione della prima spaventosa epidemia che colpì nel 1445 il territorio bedizzolese, venne allestito un ospedale in località Drugolo, ora di amministrazione lonatese, dove vennero isolate centinaia di persone provenienti anche dai limitrofi paesi di Padenghe, Arzaga, Carzago. In questo luogo venne successivamente edificato a imperitura memoria del tragico evento il Santuario dei Morti in Selva. Un altro lazzaretto sorse invece sulla strada Bettoletto-Pontenove.
Attualmente l'interno della chiesa custodisce, accanto ad opere pittoriche e di intaglio eseguite da artisti locali contemporanei, testimonianze artistiche più antiche, scampate ai furti avvicendatisi nelle epoche passate. Dinnanzi al presbiterio è posta la lapide del nobile Paolo Parisio, realizzata per volontà della figlia Camilla Asti nel 1607, come recita l'epigrafe incisa sotto lo stemma del nobiluomo, purtroppo abraso: PAUOLO PARISIO CAMILLA/ ASTA PATRI BENEMERENTI/ [...] MDCVII.
Il vano presbiteriale ospita  invece un altare costituito da  una  mensa  sormontata  da  una  struttura  in  muratura  in funzione di  soasa (fig.2) a tre nicchie, conclusa da fastigio curvilineo e decorata da elementi a rilievo dorati. Le nicchie laterali ospitano le statue in gesso di Sant'Antonio da Padova e di San Firmo, realizzate nel XX secolo, quella centrale, di dimensioni maggiori, la statua in legno policromato di San Rocco (fìgg.3-4), affine stilisticamente al Crocifisso realizzato da Ludovico da Nozza nel 1508 per l'antica Chiesa di Santo Stefano ed ora conservato nella cappella del Battistero della Parrocchiale. Le maggiori analogie fra le due statue si ravvisano nella fisionomia dei volti, inquadrati entrambi da una fluente chioma di capelli e da una barba intagliata con meticolosa cura, e segnati da una contrazione muscolare che ne fa apparire il profilo spigoloso, in particolar modo quello di San Rocco.
E' quindi lecito ipotizzare che la statua dell'altare maggiore sia stata realizzata a breve distanza dal Crocifìsso della Parrocchiale, probabilmente entro il secondo-terzo decennio del Cinquecento, da un'artista che riprende i modi del da Nozza, pur non riuscendo ad imitarli completamente.
Il culto di San Rocco, diffuso nell'Europa occidentale a partire dalla seconda metà del XV secolo, si  radicò profondamente nel Nord Italia e in particolare nelle terre soggette al governo della Serenissima, dove la Confraternita di San Rocco, fondata nel 1447, favorì fortemente la devozione al santo. La statua presenta il costume e gli attributi iconografici convenzionali che identificano il santo pellegrino, nativo di Montpellier (Francia): una corta mantelletta con una conchiglia cucita all'altezza della spalla sinistra, utilizzata dai pellegrini per dissetarsi alle fonti, le calze-brache, gli stivali, il bordone, ovvero il bastone, munito dì gancio a cui veniva solitamente appesa una rozza borraccia, il bubbone sulla coscia destra, simbolo della peste da lui contratta per curare gli ammalati e, infine, il fedele cagnolino con una pagnotta in bocca, alimento con cui sfamò Rocco nei giorni della sua malattia.
La chiesa di San Rocco, in origine officiata dalla Confraternita dei Disciplini, che successivamente eresse una propria chiesa sul lato destro della parrocchiale, ospitò le spoglie dell'arciprete Febbrari dal 1842, anno della sua morte, al 1907 quando la popolazione bedizzolese plebiscitariamente ne chiese il trasferimento nella Parrocchiale di Santo Stefano; nella sua tomba lasciata vuota volle quindi essere tumulato nel 1917 l'arciprete Antonio Racheli, divenuto arciprete di Bedizzole nel 1903, insignito della nomina a Cavaliere della Corona d'Italia e del privilegio di protonotario apostolico.
In questo edificio era conservata fino agli anni Novanta dello scorso secolo una tela raffigurante l'Immacolata Concezione del veronese Antonio Balestra (1666-1740), ora trafugata; il dipinto era ricordato nella Vita di Antonio Balestra, compilata dal perugino Lione Pascoli nel Settecento, sotto la data 1734: "Et una Tavolina con la S.ma Concezione nella terra di Bedizzole nel Bresciano" (L. Pascoli, Vita di Antonio Balestra, manoscritto n.1383 della Biblioteca Augusta di Perugia).

                                              Testi e immagini di Riccardo Bartoletti








 
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