- Parrocchia di Bedizzole

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le Chiese di Bedizzole
Chiesa Parrocchiale di San Vito

La costruzione della chiesa dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia venne determinata con delibera consiliare del Comune di Bedizzole nel 1509 e fra i motivi della sua erezione è sicuramente da annoverare la distanza di tre miglia circa dalla chiesa parrocchiale, disagevole per i fedeli e per i sacerdoti che dovevano amministrare i sacramenti agli infermi. L'originario edificio era sicuramente dì
dimensioni più modeste rispetto all'attuale, che si presenta a croce latina con aula voltata a botte, seguita da una campata con volta a crociera. Quest'ultima campata un tempo costituiva la zona presbiteriale dell'edificio e ora è il punto dì raccordo fra la navata e il corpo trasversale inserito nel corso dell'Ottocento, modifica architettonica che comportò di conseguenza l'arretramento del presbiterio.
Un primo impulso all'ampliamento e all'arricchimento decorativo dell'edificio avvenne attorno al 1620 con l'erezione della cappella e dell'altare della Madonna della Neve, sul fianco sinistro dell'aula, per volontà della Vicinia di San Vito e con l'avallo della Fabbriceria parrocchiale. L'altare venne successivamente ricostruito negli anni 1713-1720 dal marmorino Paolo Cimbinelli, detto il Puegnago, già attivo nella realizzazione dell'altare del Santissimo Sacramento in Santo Stefano a Bedizzole. Alla costruzione dell'ancona concorse generosamente la contrada di Cogozzo, come sembra desumersi dalla lettura dì un documento dell'Archivio Comunale Antico, trascritto dal compianto Mario Franceschini. La ricca opera marmorea, conclusa da un timpano spezzato inquadrante un fastigio, presenta al centro un elegante baldacchino (fìg.1 part.) con copertura a cupola, che custodisce un massello dì parete con la raffigurazione della Madonna e del Bambino, pittura forse identificabile con quella originariamente fatta affrescare per una cappella devozionale posta sulla via dì Belgioioso, poi qui trasportata per la particolare devozione che ne ebbe questa contrada.
Nel 1652 un certo Giambattista Bianchini, abitante in San Vito, fece erigere a proprie spese l'altare sul fianco destro (fìg. 2), dedicato a Sant'Antonio da Padova, che custodisce la seicentesca pala con l'immagine del santo patavino, opera ascritta a Francesco Giugno (Brescia 1577-1621). I due altari dell'aula erano chiusi da cancellate in ferro battuto, in seguito asportate per dare spazio al sempre maggiore concorso dì fedeli.
Alla controfacciata è invece addossato un organo settecentesco con cassa intagliata e finemente decorata da finte specchiature marmoree e ricche dorature, conclusa da un fastigio inquadrante al centro un ovale dipinto con la figura di Santa Cecilia.
Al tardo Cinquecento o al primo decennio del Seicento è inquadrabile il Crocifisso ligneo (fìg.3) collocato sul lato sinistro dell'aula, che sorprende per le vivide notazioni realistiche della figura del Cristo: il ventre è paurosamente contratto per la sofferenza, le braccia slogate per l'immane sforzo a cui sono sottoposte e la pelle, tesa allo spasimo, lascia perfettamente intuire l'ossatura del costato e i tendini degli arti. L'anonimo autore della scultura sembra trovare un modello figurativo per la resa della sofferente fisionomia del Cristo nel cinquecentesco Crocifisso, realizzato da Ludovico da Nozza per l'antica chiesa di Santo Stefano ed ora conservato nella cappella del Battistero dell'attuale Parrocchiale bedizzolese.
Nel braccio trasversale della chiesa sono poste le quattordici stazioni della Via Crucis (fìg.4), di intonazione corsiva e popolaresca ed eseguite con squillanti cromie.
Al secondo-terzo decennio del Seicento risale la maestosa soasa lignea addossata alla parete absidale, analoga nell'impianto a quella conservata nella Pieve di Pontenove: l'ancona è sostenuta da colonne avvolte in vitigni ed è conclusa da un timpano spezzato dal centro del quale sì affaccia Dio Padre benedicente; l'architrave è infine decorata con teste di cherubino a rilievo, dipinte, e girali vegetali.
La struttura lignea inquadra la tela raffigurante i Santi Vito, Modesto, Crescenzia e la Madonna con Bambino fra angeli (fìg.5), dipinto di ambito bresciano, ascrivibile al primo quarto del XVII secolo. I tre santi titolari della chiesa sono iconograficamente ritratti sempre insieme, in quanto l'agiografia (storia dei santi) racconta che Modesto fosse il pedagogo di Vito, Crescenzia la sua nutrice e insieme condivisero la prigionia sotto Diocleziano, adirato perché il fanciullo Vito sì rifiutò di sacrificare agli dei, la liberazione da parte dell'angelo del Signore e il premio eterno.
Modesto, primo a sinistra, è raffigurato in veste di soldato e così anche Vito, più giovane nell'aspetto, mentre Crescenzia indossa un elegante abito. San Vito è solitamente invocato contro la corea o ballo di San Vito, la rabbia e i morsi dei serpenti, annidati in terreni sassosi ed elevati, come è appunto quello su cui sorge la chiesa dì San Vito.
                                             Testi e immagini di Riccardo Bartoletti








 
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